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Cinema l'Aquila, gestione temporanea al municipio tra dubbi e attacchi: "E' illegale"

Il minisindaco Boccuzzi annuncia l'ok dal dipartimento capitolino: il cinema al Pigneto riaprirà prima del bando pubblico. Ma non mancano dubbi sulla correttezza delle procedure

Metti un accordo con il dipartimento capitolino e un gruppo di comitati, la promessa di un bando in arrivo e nell'attesa la gestione temporanea al municipio, e la questione del Nuovo Cinema l'Aquila sembrerebbe risolta. Il condizionale è però d'obbligo perché la strada intrapresa dai nuovi enti locali a Cinque Stelle per riaprire il presidio culturale del Pigneto, chiuso dal giugno 2015, pone una serie di interrogativi.

"Abbiamo incontrato l'assessore Luca Bergamo - annuncia soddisfatto il minisindaco Giovanni Boccuzzi - si è convenuto sul fatto che il bando debba essere il più partecipato possibile e conforme alla legge dell'assegnazione dei beni confiscati alla mafia". Ci vorrà tempo, ma intanto "prima della pubblicazione del bando e dell'assegnazione, la gestione del cinema sarà assicurata dall'amministrazione del V municipio. Pertanto si penserà a una serie di iniziative che si terranno al cinema Aquila prima della riapertura definitiva". Lo scrive su Facebook, canale privilegiato per la comunicazione con i cittadini. Lo conferma a Romatoday. 

Il nuovo cinema l'Aquila, lo ricordiamo, è un bene confiscato alla mafia. Rientra dunque nelle disposizioni della legge 109/96: prevede il passaggio al demanio dello Stato e la gestione da parte dell'ente locale, che può essere diretta o data in concessione tramite bando pubblico a una cooperativa sociale. Nel caso specifico, dopo la revoca un anno fa alla coop Il Solco per presunte irregolarità, la nuova gara è attesa da mesi, e stando a quanto assicurato dal minisindaco il dipartimento ci starebbe lavorando.

Ancora non abbiamo tempistiche certe, ma potrebbe volerci un altro anno. E allora nel frattempo, dopo un paio di riunioni estive aperte al pubblico con un gruppo di comitati di quartiere, il minisindaco ha comunicato il passaggio di gestione (temporaneo). "Stiamo aspettando una lettera dal dipartimento e sarà ufficiale, dal Comune passerà a noi". La domanda però sorge spontanea: è possibile che il municipio gestisca il cinema? E questa ipotetica presa in carico in cosa si concretizzerà?

Il primo dubbio riguarda la procedura. Non basta qualche incontro e un post su Facebook. "Senza un voto di Giunta, o dell’Assemblea capitolina pare difficile poter fare il passaggio, secondo quanto regolamentato dagli articoli di legge sul decentramento" spiega Fabrizio Cianci, Radicali Italiani del V municipio. "L'unico modo per riaprire il Cinema è rispettare la legge predisponendo un nuovo bando di affidamento, è quello che è stato chiesto con l'interrogazione di iniziativa popolare alla sindaca".

Altra questione entra nel merito di risorse e organizzazione. Gli spettacoli non si possono ancora ripristinare nell'immediato, perché manca l'attrezzatura e le sale attendono importanti lavori di restauro. "Infatti non faremo niente di cinema - chiarisce Boccuzzi - ma solo degli eventi culturali di altro tipo, magari dei convegni, delle proiezioni di documentari". Ma chi e con quali fondi? 

Fianco a fianco del minisindaco Boccuzzi sta lavorando un gruppo di comitati che lo scorso 13 luglio, dopo un'assemblea pubblicizzata sul sito del municipio (QUI L'ANNUNCIO), ha deciso di costituirsi nel "Gruppo di lavoro Nuovo Cinema Aquila", dando notizia il 29 luglio di un incontro in dipartimento. E confermando quanto già dichiarato da Boccuzzi: "Abbiamo ottenuto che il cinema venga affidato temporaneamente al V Municipio in attesa della sua assegnazione definitiva. Il Municipio potrà autorizzarne l’uso per finalità socioculturali e, sotto il suo patrocinio, potrà ospitare attività proposte delle comunità di riferimento al fine di attuare riaperture temporanee, dando luogo a iniziative e rendendo il cinema fruibile alla cittadinanza". Chi c'è dietro il "gruppo di lavoro"? 

Si legge su apposito sito di riferimento che vi aderiscono 17 realtà del quartiere e non solo (QUI TUTTO L'ELENCO), in gran parte provenienti dal mondo dei centri sociali. Dall'Ex Snia allo Scup, dal comitato Pigneto Prenestino al Rialto, dal circolo Arci Dal Verme a Link, coordinamento universitario. L'obiettivo delle rete, si legge, è "di attivare il cinema come luogo vivo di fruizione della cultura cinematografica e non solo ma anche come luogo di sperimentazione che, coerentemente alla sua natura di bene confiscato alla criminalità organizzata, sia uno spazio di coesione sociale, inclusivo e a beneficio del territorio, slegato dalle dinamiche classiche di consumo. Un cinema quindi al di là delle logiche commerciali, che oltre da una programmazione di qualità (dalle prime visioni alla cinematografia indipendente) sia caratterizzato anche da accessibilità, inclusività e dalla possibilità di sperimentare – con laboratori, spazi assembleari – le pratiche atte a favorire la costituzione di un tessuto sociale ricco e partecipato nel territorio e nella città". 

Nella pratica faranno delle proposte al municipio, eventi non ancora definiti da svolgersi all'interno del cinema. Il municipio valuterà in autonomia e concederà, o no, lo spazio. "Poniamo dei dubbi sulla correttezza che il futuro di bene pubblico possa essere deciso tra pochi: politici e associazioni del "gruppo di lavoro", senza alcuna consultazione pubblica" denuncia Cianci. "Valuteremo nel merito, se e quando verrà pubblicato, questo "accordo", ma quel che si evince dalle dichiarazioni del Presidente, è che – in realtà – lo spazio verrebbe riaperto occasionalmente per convegni e piccoli eventi. Il Cinema, insomma, non viene riaperto".

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"E' la stessa cosa che hanno proposto a noi l'anno scorso, semplicemente non si può fare, non è legale" anche l'ex minisindaco Giammarco Palmieri esprime più di un dubbio sulla procedura adottata. "E' impossibile che il municipio in quanto tale possa gestire da solo un cinema, non ci sono risorse per fare l'ordinario, e poi servono uffici amministrativi preposti, come vuole la legge Bassanini, a meno che non l'abbiano abrogata stamattina". Non le manda a dire. "L'alternativa è che il presidente lo apra a quattro amici decidendo in maniera del tutto arbitraria a chi darlo e per farci cosa. Questo però è illegale". Senza contare che "devono essere fatti degli interventi all'interno, si è pensato alla sicurezza della struttura? Alle verifiche anti incendio?". E i lavori, chi li pagherà?
 

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