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Giardino di Castruccio al Pigneto: “Il Comune non ci ha mai messo piede”

Il giardino si trova in via Castruccio Castracane, è pubblico, ma l'amministrazione (Servizio Giardini) non se ne occupa. Ci pensano i cittadini

Un bel modello di autogestione dello spazio pubblico, da imitare, o un triste esempio di cittadini lasciati ai loro mezzi. Siamo al Pigneto, in via Castruccio Castracane e il giardino comunale che si trova sulla via lo aprono i residenti. Lo aprono, lo puliscono, lo curano, ci portano i bambini e chiudono i cancelli quando se ne vanno. Il progetto di riattivazione dello spazio è partito da tre associazioni, Città delle Mamme, Filoverde e DRIM. Poi un fondo di credito cooperativo di 1500 euro e un’organizzazione metodica, con l’appoggio della rete, hanno fatto il resto. Il giardino di via Castracane è fruibile da chiunque, compatibilmente con gli orari di apertura possibili per gli attuatori del progetto. La storia però non doveva essere questa.

L'AREA - Il giardino, come altri spazi verdi, rientra negli interventi previsti dall'opera di riqualificazione del Pigneto (art. 2, comma 2, Legge 179/92 - Interventi su aree e fabbricati trasformabili “B9), voluta dall’amministrazione Rutelli e dal municipio Roma 6, che in sostanza ha mirato alla rinascita di pezzi di quartiere facendo leva su progetti di costruttori privati. Nuove palazzine, in questo caso nell'area tra via Castracane e via Gentile da Mogliano, in cambio di spazi verdi, sottopassi e parapedonali, aree polifunzionali e luoghi pubblici di incontro. Nel caso del giardino di Castruccio l'area è stata effettivamente realizzata da Immobiliare Giubileo 2000 (la ditta che ha preso in carico i lavori) e consegnata al Comune. Poi il nulla.

IL PROGETTO - “Lo spazio è stato realizzato come opera compensativa dei lavori edilizi compiuti sulla via ma non è mai stato reso agibile”. A raccontarci il progetto è Giulia, tra i componenti attivi delle associazioni che nel 2010 hanno letteralmente “disboscato” il giardino rendendolo ‘a prova di bambino’. “Abbiamo acquistato i materiali e i giochi grazie a un fondo bancario di 1500 euro - continua Giulia – ci riuniamo periodicamente per programmare la varie attività da fare nel giardino, da laboratori a giochi per i bambini a vere e proprie attività di giardinaggio. Il calendario con le aperture del giardino si trova sul nostro blog, in questo periodo è aperto quasi tutti i pomeriggi”. Il tutto è cominciato dal tentativo (fallito) di sfruttare “Adotta un giardino”, iniziativa lanciata dalla giunta Alemanno nel luglio del 2010.

"ADOTTA UN GIARDINO" - “Ci siamo informati e abbiamo scoperto che 'adottare' vuol dire pensare alla manutenzione ordinaria, cioè a tutto quello che riguarda la pulizia e la raccolta dei rifiuti, alla chiusura e al pagamento di un onere aggiuntivo. Insomma, un peso insostenibile per un gruppo di volontari come noi”. Gruppo che però non ha abbandonato il progetto, l'ha presentato comunque ottenendo dal municipio un atto di ‘occupazione di suolo pubblico’ con ‘chiavi in mano’. Cosa cambia rispetto all’ “adozione”? “E' diverso perché la partecipazione a “Adotta un giardino” implica il pagamento di una sorta di assicurazione, e poi sono previste responsabilità legali in caso di mancanze sul fronte degli impegni presi, può andar bene per soggetti economici di un certo tipo, non per gruppi di volontari allo stato puro”.

Insomma, rinunciando all’ “adozione” perché troppo onerosa, il progetto va avanti comunque, pur nella difficoltà di mantenere a regime lo spazio. Per ovvi motivi organizzativi infatti non può essere aperto dalla mattina alla sera come prevederebbe un’area pubblica e, di conseguenza, non risulta disponibile a tutti gli effetti per il quartiere.

IL MUNICIPIO - “Il progetto dovrebbe poter fare leva su un referente amministrativo in grado di gestirne quanto meno le basi, e per basi si intende apertura e chiusura dei cancelli e manutenzione ordinaria. Su quello poi ben vengano laboratori, iniziative per i bambini, spettacoli e quant altro”. A parlare è il minisindaco Giammarco Palmieri. Che ruolo ha avuto il municipio nella gestione dello spazio? “Non quello che sarebbe logico avere in una situazione simile - ci spiega il presidente del VI - continuerò a ripeterlo fino allo sfinimento: serve un passaggio di competenze sulle aree verdi al municipio altrimenti non abbiamo gli strumenti amministrativi per agire, non possiamo fare altro se non il tramite con un soggetto (il Comune, ndr) che non sa neanche dov’è il giardino di Castruccio”. E che, comunque, come ci hanno raccontato dalle associazioni che puntualmente hanno contattato il Servizio Giardini per avere spiegazioni sui mancati interventi, non fa che dire che per la manutenzione “non ci sono soldi”.

“Siamo in contatto con un’associazione di volontariato ambientale - continua Palmieri - per cercare di garantire l’apertura e la chiusura del giardino tutti i giorni. Ma, più di questo, si può fare poco”. Il progetto però ha tutte le carte in regole per essere replicato nelle sue linee guida.  “La diffusione di quello che stiamo facendo è fondamentale - racconta Giulia - siamo stati contattati da gruppi di cittadini di diversi municipi, da quelli di Parco Nemorense a quelli del Parco Galli a San Lorenzo, insomma il nostro è un modello da replicare che potrebbe funzionare anche altrove”. Sì, indubbiamente un modello virtuoso, ma anche cartina al tornasole di quello che è lo stato e il funzionamento di molte aree verdi di Roma .

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