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Pigneto, la Generazione P si racconta

Continua l'occupazione dello stabile in via Scolari da parte di precari, studenti universitari e fuorisede che, oltre a denunciare l'emergenza abitativa, chiedono lavoro, diritti e welfare vero

generazione-p_1Lo striscione che campeggia sulla facciata della palazzina occupata non ha bisogno di molte spiegazioni. "Bamboccioni fuori casa a 18 anni? Magari! La Generazione P cerca casa". È questa la risposta che il movimento Generazione P, ormai simbolo di quella nuova classe sociale formata da giovani precari, studenti universitari e fuorisede ha deciso di dare alle istituzioni. Partendo da una denuncia, legata all'emergenza abitativa, ma soprattutto dall'occupazione di uno stabile abbandonato al Pigneto. Sono circa una ventina i ragazzi, dai 18 ai 30 anni, che da dieci giorni presidiano la palazzina di via Filippo Scolari "perché l'occupazione - dicono - attualmente è la nostra unica soluzione". Sono barricati per paura di uno sgombero, ma hanno anche voglia di parlare dei loro progetti. Così, a chi è pronto ad ascoltarli, aprono volentieri la "loro" porta di casa. Scusandosi persino del disordine.

"Siamo ancora in fase di assestamento - dice Gianluca, 21enne disoccupato - vorremmo infatti adibire questo stabile non solo a spazio abitativo ma anche a spazio socio-culturale. In progetto abbiamo la creazione di una sala laboratorio/studio con caffetteria, un punto wireless, un cineforum e un punto di informazione su affitti e lavoro da mettere a disposizione per tutti quei ragazzi che ne avranno bisogno". Pronti alla condivisione, quindi, i ragazzi di Generazione P, che vogliono restituire al quartiere ma anche all'intera cittadinanza questo grande spazio abbandonato da 27 anni. "Palazzina e teatro sono dello stesso proprietario del Brancaccio - spiega Massimo, 25 anni precario - e quello che ci preme è che queste strutture non rimangano chiuse per altri 27 anni. Abbiamo pensato di creare uno spazio polifunzionale al servizio del quartiere, ed abbiamo già utilizzato l'ex Preneste per assemblee, proiezioni video e dj set, ricevendo tra l'altro risposta positiva dai giovani di questo quartiere e non solo".

Grande solidarietà, infatti, è arrivata agli occupanti anche da parte dei più anziani, dispiaciuti per la chiusura di uno spazio storico e caro al quartiere come il Preneste. "Non si sono mai lamentati della nostra presenza qui in via Scolari - dice Marta, 23 anni disoccupata - ma anzi abbiamo ricevuto da loro grandissima solidarietà. I nostri dirimpettai quando tornano a casa dalla spesa ci portano quasi sempre una busta con cibo e detersivi, il mercato ci offre frutta e verdura, il forno ci regala il pane e il signore del Bangladesh ci fa le fotocopie gratis. Questo perché hanno capito l'emergenza e condiviso il nostro progetto".

Ma l'ex Teatro Preneste non è il solo spazio inutilizzato a Roma. "Ce ne sono tantissimi - dice ancora Marta - basta farsi un giro con la macchina per vedere decine e decine di case sfitte. Il Pigneto in particolare è poi diventato un quartiere emblematico sulla speculazione degli affitti - aggiunge - con il rilancio soprattutto serale dell'isola pedonale gli affitti sono arrivati alle stelle diventando inaccessibili per noi giovani precari". Nei discorsi dei ragazzi di Generazione P torna spesso in maniera prepotente il problema della flessibilità del lavoro, tema sempre più strettamente connesso alle politiche abitative. Il movimento comprende infatti ragazzi e ragazze accomunati tutti dalla stessa esperienza: la precarietà. Così, tra lavori part time e falsi contratti a progetto, quasi nessuno di loro può permettersi di pagare 400€ per una stanza.

"Attualmente sono disoccupato - dice Sante, 29 anni - mi occupo di grafica e fotografia ma fino ad oggi ho lavorato solo con contratti flessibili, fintamente a progetto e privi di contributi. E questa situazione, a 29 anni, non è più possibile". "Ho 21 anni e sono precario da una vita - racconta Gianluca, uno tra i più giovani di Generazione P - provengo da una situazione familiare molto difficile e per questo ho dovuto abbandonare gli studi. Ho fatto tremila lavori, dal barista al magazziniere, ma sono sempre stato pagato poco e in nero. Mi serve un posto dove stare perché non ho una casa - aggiunge - e fino ad una settimana fa vivevo praticamente per strada". Simile la situazione di Marta, che da anni vive "appoggiata" da diversi amici. "Sono stata iscritta all'Università per un anno - dice - poi ho lasciato perché lo studio non era più conciliabile con il lavoro ed io non volevo essere a ricasco dei miei. Ho fatto per anni la cameriera e guadagnavo 800€ al mese lavorando quattordici ore al giorno. Oggi non ho un lavoro".

Non sono in molti nello stabile di via Scolari, perché la maggior parte dei ragazzi di Generazione P è fuori a manifestare per il quartiere. Il corteo, accompagnato da musica e volantini, è partito da sotto la palazzina per concludersi nell'area pedonale del Pigneto, con un aperitivo offerto ai giovani camerieri "che lavorano in nero nei pub".

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