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Al Pigneto si tocca il fondo: sangue e siringhe sulle scale dei palazzi

L'immagine choc fa il giro di Facebook. Siamo in un palazzo di via Ascoli Piceno, a scattarla Giacomo Brocchetti, 34 anni, dipendente della pizzeria Opulentia: "Al Pigneto gli amministratori si affacciano, guardano e spariscono"

"Tranquilli, al Pigneto non è tornata l'eroina. Tranquilli che al Pigneto, va tutto bene". Il titolo, provocatorio richiamo al mantra recitato dalle istituzioni assenti, accompagna amaro la foto del sangue. Una scia che copre metà rampa di scale, all'interno di un condominio di via Ascoli Piceno. Tra le macchie rosso vivo, i resti di una dose, una siringa, fazzoletti sporchi. 

Niente di nuovo, per gli abitanti che da mesi chiedono disperati un intervento contro spaccio di droga, incuria, abbandono. "Abbiamo chiesto strisce pedonali, illuminazione, potature, interventi sulle fogne. Niente. Non è mai il momento". A parlare è Giacomo Brocchetti, 34 anni, dipendente di Opulentia, nota pizzeria in via Ascoli. "Sono 12 anni che sto qui, ho vissuto le diverse fasi di questo quartiere. Oggi il quadro è davvero preoccupante, ci stiamo portando dietro gli striascichi di un'amministrazione che non ha fatto quello che avrebbe dovuto". Perché se è vero che l'isola pedonale è stata rifatta come nuova e ora al Pigneto passa anche la metro C, sul fronte sicurezza è cambiato poco. 

Il "triangolo della vergogna" - così lo hanno ribattezzato i membri del Comitato Abitanti - è un mini Bronx. Strade al buio, impercorribili dopo le 18, spaccio a ogni angolo e non più solo hashish e marijuana. Da un anno almeno, l'eroina è tornata per le strade. Tantissime le segnalazioni dei residenti che uscendo di casa trovano siringhe usate sulla soglia di casa. I tossici che trovano aperti portoni poi si infilano dentro cercando rifugio. E al mattino c'è a chi si parano davanti quadretti come quello in foto. 

Un tracollo che sembra sfuggire alle pattuglie della Polizia in giro tra l'isola pedonale, via l'Aquila, e i vicoletti. Il tempo in cui la movida era la principale imputata del caos è finito. Anzi, oggi è la prima a risentirne. La fama di un Pigneto fortino dello spaccio frena anche gli affezionati avventori notturni. Forse non svuota i locali alla moda, quei due o tre con dehors, funghi riscaldanti e menù di cocktail in ogni salsa e per ogni stagione. Ma quelli che si rivolgono agli abitanti del quartiere, che stanno aperti dalla mattina alla sera tardi, sette giorni su sette, iniziano ad accusare il colpo. "Se un ragazzino di 14 anni che abita al ponticello Casilino - racconta Giacomo - mi dice che la mamma non lo manda più da questa parte oltre una certa ora, per noi inizia a diventare un problema". D'altronde, come biasimare quella mamma. L'aria che si repira non accoglie, allontana. 

Annalisa lo spiega bene: "Vivo al Pigneto da un anno, ho notato che le cose sono molto peggiorate. Girare per il quartiere di sera è diventato molto difficoltoso. Attenzione, non mi è mai successo nulla ma la sensazione di insicurezza è incredibile". Si sfoga come tanti sulla pagina Facebook, Il Pigneto non è Spacciato. Propone di "presentare un esposto ai carabinieri, alla questura, al Comune, alla polizia municipale e al prefetto, chiedendo un intervento deciso o per lo meno di rimettere la camionetta della polizia che un minimo di parvenza di sicurezza la dava". Già, perché anche quella va e viene. E gli amministratori, che fine hanno fatto?

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Tutti si affacciano, danno un'occhiata, e tornano ai loro posto. Senza muovere un dito. "Mi sono interfacciato in varie occasioni con il capo della Polizia, con il municipio, con il Comune - spiega ancora Giacomo - la sensazione è davvero che se ne lavino tutti le mani. Si rendono conto del problema almeno a parole e poi spariscono. Ogni due settimane mando una mail con foto tipo quella che avete pubblicato". Mai una risposta. 

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