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Coronavirus, Pigneto solidale: "Gli over 65 restino a casa, alla spesa ci pensiamo noi giovani"

Il progetto è stato lanciato dal circolo Arci Sparwasser. Intervista alla presidente Diana Armento

Da una parte i residenti storici, ormai anziani. Dall’altra gli studenti fuori sede, molti dei quali sono ormai diventati lavoratori. Due anime del Pigneto da sempre descritte come contrapposte che, invece, nelle prossime settimane potrebbero provare con mano l’appartenenza alla stessa comunità. Pochi giorni dopo essersi appellato alla solidarietà nei suoi confronti, in seguito a un furto da migliaia di ieri che rischia di metterlo in ginocchio (qui il link alla raccolta fondi), il circolo Arci Sparwasser di via del Pigneto 215 è già pronto a restituire solidarietà. Venerdì è stato lanciato il progetto ‘Casa Pigneto: un quartiere solidale’ nato per dare un sostegno alla popolazione più fragile in vista delle restrizioni introdotte per arginare il diffondersi dell’epidemia di coronavirus. Prima di tutto gli anziani, la fascia più esposta in caso di contagio, per i quali è stato attivato un numero di telefono (questo il numero da contattare: 3917274709) al quale è possibile chiedere un supporto nel fare la spesa o per procurarsi medicine. Dall’altra i lavoratori per i quali sono state attivate presso il circolo postazioni smart working rispettando tutte le prescrizioni necessarie a garantire distanze di sicurezza. Romatoday ne ha parlato con Diana Armento, presidente del circolo.

Come è nata questa idea?

È stata un’idea istintiva, prima di tutto perché il Pigneto è abitato da due generazioni diverse. Da una parte noi, trentenni fuorisede senza famiglia, e dall’altra gli anziani che vivono da soli. Due facce dello stesso quartiere. Così abbiamo deciso di aiutare queste persone come se fossero i nostri nonni. È stata un’idea istintiva anche per rispondere alla paura e per riscoprire un sentire comune all’interno del quartiere in un momento così difficile. Le due realtà si possono mescolare.

Il progetto è stato lanciato venerdì. Avete già avuto qualche risposta?

La reazione da parte del quartiere è stata positiva. Nella giornata di ieri abbiamo raccolto tutte le disponibilità che ci sono state avanzate. Più di cento persone si sono dette disponibili a dare una mano. Ieri abbiamo fatto una campagna di volantinaggio, sempre in gruppi di due e mantenendo distanze di sicurezza, abbiamo appeso i volantini sui portoni e li abbiamo inseriti nelle cassette delle lettere.

I diretti interessati, gli anziani, come hanno risposto?

Nel corso del volantinaggio abbiamo parlato anche con molti anziani. Non nascondo che all’inizio c’è scetticismo, molti hanno paura a far entrare in casa gente che non conoscono. Però poi tanti ci hanno ringraziato. È stato molto bello intrecciare per la prima volta questi due pezzi di quartiere. Per adesso abbamo ricevuto poche chiamate, più che altro da parte di gente che cerca di capire chi siamo e perché lo facciamo. Ieri sono passati dal circolo anche alcuni figli di queste persone, che magari abitano dall’altra parte della città. Anche loro volevano capire chi siamo prima di affidare l’indirizzo e il numero di telefono dei propri genitori a degli sconosciuti. Al momento abbiamo più volontari che persone da assistere ma sono sicura che nei prossimi giorni le persone aumenteranno.

Ci sono altre realtà che si stanno muovendo in questo modo?

Ieri abbiamo scoperto che alcuni supermercati effettuano gratuitamente consegne a domicilio per gli over 65. In quanto alle associazioni, siamo stati contattati da altre parti della città, da Pomezia o dai Castelli che ci hanno chiesto come funziona il nostro progetto.

Perché aprire anche una postazione di co-working?

Ormai molti sono in telelavoro e se, come accade per molti fuori sede, vivi con altre persone diventa molto difficile stare dentro casa. Per questo abbiamo pensato di aprire 15 postazioni lavorative con wi-fi garantendo tutte le distanze necessarie. Oggi erano tutte piene anche se stiamo valutando di ridurle ulteriormente per garantire maggior sicurezza.

Sparwasser è da sempre molto attento a quel che accade nel quartiere. Ci sono altri servizi che potrebbero essere utili in questo momento?

Il nostro ‘sportello lavoro’, dedicato alle partite iva e ai contratti precari, è stato preso d’assalto soprattutto da persone che lavorano nei locali, nel settore del turismo o in quello scolastico senza contratto come insegnanti di sostegno e psicologi. Vogliono capire quali tutele possono attivare dal momento che sono rimasti senza lavoro, se le partite iva devono pagare comunque le proprie scadenze o se c’è un modo per avere in dietro parte dei contributi. Vogliamo incrementare il servizio ma lo faremo via skype perché è difficile gestire tante persone in sicurezza.

Alla fine di febbraio Sparwasser ha subito un furto da migliaia di euro. I concerti e gli eventi delle prossime settimane rappresentavano anche un sostegno economico per riprendervi. Cosa accadrà adesso?

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Abbiamo deciso di sospendere tutte le attività del circolo. Ci dispiace perché in questo momento un punto minimo di socialità poteva essere utile per fronteggiare eventuali momenti di panico. Però non possiamo fare altro, non siamo in grando di garantire le distanze di sicurezza. Dal punto di vista economico sarà dura. I due mesi prima dell’estate ci sarebbero serviti per riprenderci dal furto ma anche perché i locali senza spazi all’aperto, come il nostro, d’estate non lavorano. Abbiamo un affitto da pagare e sarà davvero molto difficile. Non solo per noi ma anche per tutti gli artisti che stanno vedendo i loro eventi annullati. Speriamo che il governo non metta in campo misure solo per le attività commerciali in senso stretto ma anche per presidi culturali come Sparwasser che non è detto che riescano a restare in piedi in questa situazione. In ogni caso non possiamo che essere responsabili e fermare le attività. Stiamo pensando a delle presentazioni in streaming ma non ci sarà nulla dal vivo. In quanto al furto resta aperto il crowdfunding (qui il link alla raccolta fondi).

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