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Allarme elettrosmog in via Veroli: gli abitanti lanciano una petizione

Secondo i residenti le antenne vengono installate senza avvertire la popolazione, come invece imporrebbe un Protocollo d'Intesa firmato dal Comune di Roma

Con nove antenne di telefonia nel quartiere, di cui tre a pochi passi dal tuo portone, è difficile dormire tranquilli. Ne sanno qualcosa i residenti di via Veroli che lo scorso 28 novembre hanno assistito impotenti all'installazione dell'ennesimo ripetitore nella propria strada e che da allora cercano in tutti i modi di farsi ascoltare dalle istituzioni.

Gli abitanti non hanno avuto remore nel definire "scandalosa" la scelta del Campidoglio. Un' autorizzazione, dicono, "concessa in barba ai danni biologici che l'esposizione continuata alle onde elettromagnetiche può provocare soprattutto sui bambini che in zona sono circa 1500". L'antenna è attiva dal 28 novembre scorso, ma per i residenti la battaglia è appena cominciata. 

Un comitato di quartiere (Associazione Popolare Liberi di Giocare) ha lanciato una petizione sul sito change.org, ma sopra tutto i residenti stanno cercando di districarsi tra le normative con l'aiuto di un legale. "Andiamo avanti con le nostre rimostranze consci che ci troviamo di fronte ad una situazione tutta italiana", ci spiega in una lettera un abitante della strada.

"Abbiamo scoperto - conclude la testimonianza - che queste installazioni avvengono nella maggior parte dei casi senza che la cittadinanza venga preventivamente informata, come stabilito nel  Protocollo d'Intesa siglato il 5 luglio 2004 tra Comune di Roma e  Concessionarie di Telefonia. Nello stesso Protocollo di Intesa si richiamano le parti interessate ad agire nell'interesse della salute pubblica e si fa riferimento anche ad una concertazione sull'individuazione dei siti più idonei e adatti all'installazione".  

Ma in via Veroli la popolazione non è stata mai informata; all'opposto, per l'installazione dell'ultimo ripetitore, la natura dei lavori è stata camuffata con un cartello-trappola su cui si leggeva "lavori di restauro". E su questo punto è difficile dar torto ai residenti. 

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