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Prenestino e l'inganno dell'antenna: "C'era scritto lavori di restauro"

Divieto di parcheggio per lavori di restauro della facciata. E invece, in via Veroli, gli operai stavano lavorando per l'installazione di un ripetitore di telefonia mobile. Residenti in rivolta

Tra restaurare una facciata e installare un'antenna c'è un po' di differenza. Un cartello-trappola? Sono di quest'avviso i cittadini di via Veroli, al Prenestino, che ieri mattina hanno svelato l'inganno: altro che stucchi e pitture alle finestre del palazzo, al civico 44 della via a pochi metri da Largo Agosta gli operai sono a lavoro per posizionare un nuovo ripetitore di telefonia mobile. Il nono della zona e il terzo della strada. 

I residenti dei palazzi vicini scendono sul marciapiede, parlano con gli operai, scrutano il materiale del quasi cantiere, danno in escandescenza. Chiamano i vigili e il V Municipio. Sul posto il presidente Giammarco Palmieri e il miniassessore Stefano Veglianti. Non vogliono l'antenna, l'ennesima, e riescono attaccati a un cavillo a bloccare il tutto: alla Telecom, azienda a cui fa capo l'impianto, manca il permesso Osp (Occupazione Suolo Pubblico). Ma il pericolo, o presunto tale, è tutt'altro che scongiurato: il permesso arriverà quanto prima sul tavolo della società, l'ok finale del Campidoglio già c'era e il resto della normativa non lascia grandi margini di manovra. 

"Purtroppo non abbiamo grandi poteri. A fissare i limiti di emissione è una legge nazionale (del 2001, ndr) e a dare l'autorizzazione finale è il Dipartimento Urbanistica previa parere di Arpa lazio" ci spiega il minisindaco Palmieri. Certo i gestori non sono così "ingenui" da superare i valori fissati. E quindi le antenne proliferano senza grossi problemi. Anche in via Veroli. "Abbiamo scritto al sindaco Marino e all'assessore ai Lavori Pubblici, Paolo Masini, sul caso specifico. Siamo in attesa di risposta". 

Nel frattempo l'appello ai condomini, quelli che guadagnano dall'ospitare antenne, a guardare oltre la propria finestra. Sì perché a lamentarsi sono i vicini di palazzo, non gli abitanti dello stesso scelto per l'installazione. "La diffusione delle onde avviene 'a campana' - continua Palmieri - paradossalmente chi sta sotto l'antenna non è toccato. Si limita a prendere i soldi con l'azienda con cui si è accordato". E allora con questo ragionamento, "tutti dovrebbero dotarsi di un'antenna?". Insomma, un pò di buon senso, che nel caso specifico è senso civico, potrebbe aiutare.   

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