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Nel V municipio immobile a bando con 'sconto' per spazi sociali, è polemica: "Dopo anni di sfratti, M5S sconfessa delibera 140"

Nell'avviso pubblico sconto dell'80 per cento sulla base della delibera 26 del '95

Non è passato inosservato l’avviso con cui il V municipio ha messo a bando alcuni locali pubblici a Villa Gordiani. Si tratta di due spazi al piano terra e seminterrato di via Prenestina 286 a e 286 b che l’amministrazione guidata da Giovanni Boccuzzi punta a ‘riempire’ con attività sociali e culturali. Il documento è stato pubblicato il 17 aprile scorso ma solo ieri è finito nel mirino della Comunità per le Autonome Iniziative Organizzate (Caio), una realtà cittadina che si batte per difendere l’uso sociale degli spazi pubblici, e delle forze di opposizione di centrosinistra in città.

A sollevare la polemica il fatto che l'avviso pubblico sia stato scritto sulla base della delibera 26 del '95, quella che concedeva un taglio dell'80 per cento del canone per le realtà sociali, rivista nel 2015 dalla delibera 140 che ha invece di fatto disconosciuto lo 'sconto' e portato decine e decine di realtà cittadine e sociali di fronte allo sfratto, alcuni eseguiti altri, per il momento, solo attesi. Da allora le realtà cittadine coinvolte sono sul piede di guerra e, nonostante le promesse, l’amministrazione Raggi non è ancora arrivata all’approvazione di una nuova delibera. La discussione sul testo emerso dopo anni di lavoro era partita solo poco prima del diffondersi dell’epidemia di Coronavirus ed era stata fonte di un duro scontro tra le realtà cittadine e la maggioranza grillina che però non aveva chiuso del tutto al dialogo.

Con il dibattito rimasto sospeso per via della pandemia e in piena ‘Fase 1’ la giunta Boccuzzi ha deciso di mettere a bando gli spazi riconoscendo uno sconto del canone dell’immobile senza considerare che molti altri nelle stesse condizioni sono sotto sfratto. L’importo dell’affitto, si legge infatti nel documento, passa da 2.112 euro mensili a 422 euro mensili, l’80 per cento in meno, anche se va considerato che l’immobile necessita di una serie di lavori per la messa a norma. I soggetti interessati devono rispondere entro le ore 12 del 20 maggio.

“Il M5S ci ripensa sulla gestione dei beni pubblici”, scrive Caio. “Dopo lo sfratto di diverse associazioni da immobili di proprietà del Comune di Roma, in virtù della delibera 140/2015 della Giunta Marino, con la motivazione che l'abbattimento del canone previsto dalla delibera 26/1995 fosse ‘pregiudizievole per l'amministrazione pubblica’, arriva il colpo di scena: il V Municipio di Roma, sempre amministrato dai pentastellati, ha messo a bando un immobile di proprieta' comunale in via Prenestina per lo svolgimento di progetti per attività sociali e culturali, proprio ai sensi della delibera 26/1995, ovvero con la riduzione del canone in misura dell'80 per cento”.

La denuncia è stata ripresa anche dal deputato di Leu e consigliere comunale di Sinistra per Roma, Stefano Fassina: “È davvero surreale il quadro amministrativo capitolino che si viene a determinare con il bando emanato dal V Municipio per l'assegnazione di un immobile del Comune per finalità sociali”, scrive in una nota. Fassina commenta poi il nuovo regolamento in fase di discussione: “Va riscritto nelle premesse e nell'articolato al fine di archiviare la famigerata 'valorizzazione' e affermarne l'utilizzo a finalità sociale e culturale. Sarebbe utile riprendere il confronto sul regolamento in commissione Patrimonio, dal vivo, con il pieno rispetto delle norme per la sicurezza. Dobbiamo arrivare a un regolamento giusto e utile per la Città.

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Scrivono Riccardo Vagnarelli, segretario Pd del Municipio V, ed Erica Battaglia, della direzione regionale del Pd: “Se invece di accanirsi contro il ricco mondo associativo romano, il M5S avesse in questi anni apprezzato l'arricchimento dato alla citta' in termini di servizi sociali e culturali e di tutela del patrimonio pubblico, non ci sarebbe stato bisogno di questo comunicato. E invece bisogna dirlo. Perché forse il M5S ci ha ripensato. Si legge infatti che il patrimonio pubblico di via Prenestina 286a e 286b venga infatti messo a bando per attività sociali e culturali con le norme della vecchia delibera 26/1995. Questo significa sconfessare la delibera 140 che, interpretata a danno dell'associazionismo e del volontariato, ha rappresentato in questi anni pentastellati la clava attraverso cui distruggere la ricca rete culturale e sociale romana e lasciare in abbandono il patrimonio pubblico”. 

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