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Prenestino, il quartiere ricorda Mario Zicchieri

Commemorazione in via Gattamelata per il ragazzo di 16 anni assassinato a colpi di fucile dalle Brigate Rosse. Era il 29 ottobre del 1975

Erano in tanti, quasi tutti giovanissimi, a rendere omaggio al ragazzo che 35 anni fa perse la vita davanti alla sezione dell’MSI del Prenestino ucciso da un commando delle Formazioni Comuniste Armate, lo stesso che poco dopo fonderà la colonna romana delle Brigate Rosse. Una cerimonia sobria quella che ha accompagnato il ricordo del giovane attivista di destra, che si è svolta in via Erasmo Gattamelata alla presenza di un folto gruppo di persone. Tutte riunite con compostezza davanti ad un murales appena rinfrescato per l’occasione. «Mario Vive», recita la scritta.

“C’è un filo rosso che ci lega a Mario Zicchieri – spiega Cesare Giardina, 23 anni, Presidente di Giovane Italia, l’associazione giovanile vicina al Pdl promotrice della manifestazione – noi come lui crediamo infatti nella politica intesa come impegno, passione e sacrificio. Purtroppo Mario ha vissuto in un periodo difficile, quello degli anni di piombo, e per lui seguire questi ideali ha significato perdere la vita. Noi oggi siamo qui – aggiunge Giardina – perché è importante ricordare morti impunite come quella di Mario Zicchieri e ricostruire la memoria affinché episodi del genere non si ripropongano mai più in futuro”.

“Faccio parte di un’altra generazione – dice Daniele Rinaldi, consigliere PDL al VI Municipio – ma credo che giornate come questa siano importantissime per rinnovare la richiesta di giustizia e di non violenza. Come Municipio abbiamo ottenuto da Roma Capitale l’approvazione di una mozione per intitolare una strada o un parco a Mario Zicchieri, perché è proprio in questo quadrante che lui si impegnava per il quartiere”.

“Mario non era un ragazzo violento - ricorda M., un amico fraterno di Zicchieri – e chi l’ha ucciso non ce l’aveva con lui ma con quello che rappresentava. Frequentava la scuola da odontotecnico e magari oggi sarebbe stato un bravo dentista. Di certo non immaginava che un giorno sarebbe diventato un martire”. E del clima che si respirava in quegli anni, M. ricorda ancora: “Non ero presente al momento dell’agguato, ma quando arrivai davanti alla sezione capii immediatamente cosa era successo, dal momento che episodi del genere erano all’ordine del giorno. Quando aprivo la sezione – continua M. – ero costretto a dare le spalle alla strada per aprire la saracinesca, ed ogni volta poteva essere un’occasione buona per morire. L’incoscienza della gioventù non ci permetteva però di avere paura”.



Mario Zicchieri era un giovane studente iscritto al Fronte della Gioventù, organizzazione giovanile del Movimento Sociale Italiano, presso la sezione di via Gattamelata. Il 29 ottobre del 1975, “Cremino”, così era soprannominato Zicchieri a causa della sua carnagione, era in sezione. Alcuni missini, guardando la strada, lo invitarono ad uscire per guardare delle ragazze. Fuori, ad attenderli, una 128 verde con il motore acceso. Scesero due persone, pochi passi e spararono con fucili a pompa. Mario fu il primo a essere ferito, colpito alle gambe e al pube. Aveva solo 16 anni.

Una descrizione dei due assassini venne data da due testimoni, ma il giudice, in mancanza di riscontri, fu costretto ad archiviare l’inchiesta. Solo sette anni dopo, nel 1982, le dichiarazioni di una brigatista pentita portarono alla riapertura del caso. Emilia Libera sostenne che ad uccidere Mario Zicchieri, per essere promossi brigatisti, furono Bruno Seghetti, Germano Maccari e Valerio Morucci, anni dopo considerati tutti organizzatori del sequestro Aldo Moro. I tre brigatisti furono condannati per altri reati, ma non per l’omicidio di Mario Zicchieri.

Zicchieri, con i suoi soli 16 anni, è la più giovane vittima del terrorismo italiano. E a più di trent’anni dalla sua morte, il caso aspetta ancora di essere risolto. Ma quella di Mario è solo una delle numerosissime vicende che attendono giustizia, stragi dimenticate degli anni di piombo in cui persero la vita troppi giovani, spesso vittime di un’opera di rimozione e talora mistificazione. Sono tanti i parenti delle vittime, mamme, padri, fratelli e sorelle di militanti di destra e sinistra morti ammazzati a Roma durante quegli anni bui, uccisi dall’odio politico. Tutti dicono di sentirsi soli, abbandonati nella loro ricerca di verità, e tutti chiedono che sia fatta luce su questi delitti. Delitti di cui il Governo sembra finalmente essersi fatto carico: il ministro Alfano ha recentemente promesso che riaprirà le indagini, mentre il sindaco Alemanno ha dichiarato che istituirà un pool di magistrati che apra un’unica inchiesta sulle morti legate agli anni di piombo.

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