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Gino il barbiere racconta il suo Quadraro, tra i divi di una volta e la paura del futuro

Ha fatto barba e capelli ai più grandi attori degli anni'50, Sordi, Totò, Fabrizi. Oggi qualcosa è cambiato: "La barba la fanno i cinesi, i clienti sono pochi e le tasse sono sempre più alte"

Tra un taglio da aggiustare e una barba da sfoltire, è l'istituzione del Quadraro da decenni. Conosce tutti e tutti lo conoscono. Chiunque passi in via Quintili urla il suo nome e ha sempre una risposta. Un “bella” in romanesco che ben nasconde le origini foggiane, tradite forse solo dal cognome. 

Altro che factotum di Siviglia, Gino Scarano è il barbiere con la b maiuscola. Anche lui è “bravo, bravissimo”, e le pareti della sua bottega parlano da sole, tra coppe, trofei e attestati di merito incorniciati e esibiti con orgoglio. Ma non è il barbiere di Totò, come lo chiamano in molti. E ci tiene a precisare che quel titolo per lui è troppo. “Non merito un simile onore, ci mancherebbe, quando ero piccolo, a sette anni, papà mi disse, vieni preparati, annamo a fa' la barba al Principe. Poi è tornato qui da me negli anni".

Allora diremo che era il barbiere "delle celebrità", con Cinecittà a pochi metri di distanza e il fermento di una Roma allora capitale anche del cinema. Un continuo via vai di star che del quartiere facevano il loro porto di mare. Alberto Sordi, Anna Magnani, Monica Vitti, Aldo Fabrizi. Negli anni '50 e '60 la bottega Scarano era una passerella da far invidia al festival di Venezia. Per i volti del neorealismo italiano la bottega di Gino era tappa obbligata, fra un ciak e l'altro nel vicino regno delle cineprese.  

Certo oggi qualcosa è cambiato. Il Quadraro ha ancora il volto di un paesello, le sue casette basse, gli abitanti che si salutano per strada. Positivo o no, “qui non ci si è evoluti, è tutto fermo a quarant'anni fa”. Ma non il suo mestiere, quello sì si è trasformato, svilito forse. “Ormai ci sono i negozi dei cinesi, tagliano i capelli per pochi euro, e come li tagliano... Le mode io proprio non le capisco, come sono i capelli all'ultima moda? Come ti alzi la mattina?” scherza Gino, consapevole però che i clienti sono pochi davvero, gli affezionati, le tasse tante e tirare avanti è dura. Se ha mai pensato di chiudere bottega? “No, quello no, i cittadini non me lo permetterebbero, se chiudo io chiude il Quadraro". 

LA VIDEO INTERVISTA

Risate a parte, una speranza a cui aggrapparsi è arrivata dal primo cittadino, che in occasione di un tour per il quartiere ha fatto un salto anche da Gino. “Il sindaco Marino dice che magari potrei diventare negozio storico (con annessi sgravi fiscali, ndr)”. Vedremo se manterrà la parola. Intanto il barbiere menestrello si consola con la musica, la sua grande passione.  

Una ventina di cd registrati, tra una sforbiciata e l'altra. Una pianola, un microfono, una vecchia cassa per intonare le melodie italiane di Robertino, lo stesso che con il suo bacio piccolissimo conquistò Sanremo. Cover dei grandi della musica nostrana anni '60, da Califano a Little Tony ai Cugini di Campagna, tutte raccolte in cd incisi da solo, in quei trenta metri quadri. 

“Ho seguito grandissimi cantanti, Roberto Loreti è mio amico da una vita” racconta con occhi fieri. “Mi sono esibito in tutto il mondo, da New York alla Cina all'Australia”. E ancora oggi “tutti mi chiamano, mi vogliono a cantare”. Ride, “ma 'ndo vado così?”. Ha un ginocchio malandato e al momento non ha certo in agenda tour dall'altra parte del pianeta. Chissà, forse un giorno tornerà su un palco. I ricordi certo non mancano, e intanto bastano per rivivere il tempo che fu.

Autografi, foto, santini e cimeli di ogni genere tappezzano le mura del suo piccolo museo. Ce li indica uno a uno, “Guarda là c'è Fabrizi che magna la quaglia, la Carrà, Alberto Sordi”. Dal grande schermo al calcio, con dedica immancabile di Totti, alle glorie dei santi. “Lassù appeso c'è un encomio di papa Woytila”. 

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