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Scaduto il progetto della Casetta per disabili, V municipio: "Nuovo bando quando sapremo le misure anti-Covid 19"

Genitori preoccupati per i tempi di riapertura: "Progetto essenziale, ci hanno lasciati soli"

Foto dal sito Cooperativa Meta

I genitori dei ragazzi che da anni frequentano la struttura per la semiautonomia per disabili ‘La Casetta’, in via degli Angeli 167 a Tor Pignattara, devono aver avuto la sensazione di un déjà-vu. “Alla fine di aprile ci ha contattato un assistente sociale per comunicarci che il progetto non è stato rinnovato”, racconta Alba Oppedisano, 72 anni, vedova e madre di Giuseppe, uno degli utenti del centro. La struttura è stata aperta nel 2014 quando al municipio c’era il dem Giammarco Palmieri. Qui i ragazzi disabili si trasferiscono dal lunedì al venerdì e, mentre durante il giorno ognuno segue le rispettive attività, i pasti e le attività casalinghe come la spesa o la lavatrice vengono svolte insieme con l’aiuto di un operatore sociale.

La Casetta il 30 aprile del 2017 aveva già interrotto le sue attività per riprenderle solo un anno più tardi. Anche oggi l’affidamento alla cooperativa è scaduto il 24 aprile scorso e il nuovo bando ancora non c’è. Questa volta La Casetta era già vuota da oltre un mese a causa dell’impossibilità di mantenere il necessario distanziamento fisico richiesto per arginare il diffondersi di epidemia di coronavirus ma la notizia ha comunque scosso i genitori, affaticati da due mesi di quarantena con i propri figli disabili e preoccupati del fatto che mentre il resto della società prova a ripartire per i loro figli disabili non sarà possibile fare altrettanto. “I nostri ragazzi hanno sofferto molto la quarantena perché non si rendono conto dell’emergenza”, racconta Oppedisano. “Per due mesi mio figlio non è mai uscito e quando finalmente ha potuto fare una passeggiata la luce e l’aria l’hanno fatto sbarellare. Sappiamo che ora La Casetta non può aprire per via dell’epidemia ma vogliamo essere sicuri che non appena sarà possibile farlo in sicurezza sarà già tutto pronto”.

Il vicepresidente del V municipio con delega alle Politiche Sociali, Mario Podeschi, assicura che La Casetta non chiuderà anche se conferma che, per il momento, il nuovo bando non è ancora stato scritto. “Stiamo affrontando due ordini di problemi”, spiega. “Il primo riguarda la pubblicazione del nuovo bando: stiamo aspettando di capire come andrà rimodulato alla luce del distanziamento fisico necessario a riaprire in sicurezza. Proprio in questi giorni c’è una task force in Campidoglio. Sulla base delle indicazioni che emergeranno sapremo come scrivere il bando”. Il secondo “è un problema strutturale: il servizio si tiene in un seminterrato in un complesso di abitazioni popolari e presenta un problema di infiltrazioni. L’ufficio tecnico municipale è già al corrente, ora dobbiamo capire la natura del problema e se l’intervento spetta al municipio o al dipartimento Simu (Sviluppo infrastrutture manutenzione urbana, ndr)”.

La mancanza del nuovo bando, e quindi di tempi certi per la riapertura, preoccupa i genitori che tra il 2017 e il 2018 hanno atteso quasi un anno per l'espletamento del bando. “Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo depauperamento dei servizi essenziali per l’integrazione e l’autonomia dei disabili”, denuncia Oppedisano. “Prima il mancato rinnovo del Club di socializzazione per disabili medio-gravi che, secondo il Comune, è stato sostituito da centri diurni. Poi le modifiche al bando per i laboratori socio-occupazionali di Capodarco, dal quale sono rimaste escluse molte persone che ne beneficiavano da anni. Ora ci comunicano lo stop de La Casetta, un progetto indispensabile verso l’autonomia per il cosiddetto ‘dopo di noi’, per preparare i nostri figli alla convivenza per quando noi genitori non ci saremo più. Del ‘dopo di noi’ se ne parla sempre tanto ma stringi stringi i genitori si sentono soli di fronte a questo problema. Ho quasi 73 anni e sono tra le madri più giovani tra coloro che usufruiscono del progetto. Mio figlio ha 45 anni. Gestire un disabile grave quando inizi ad avere problemi di salute e non hai nessuno in famiglia che ti aiuta diventa un pensiero fisso. Per questo sapere che c’è un percorso di autonomia che può preparare senza traumi mio figlio per quando non ci sarò più è una ventata di aria fresca”.

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Alba Oppedisano non è sola. I genitori dei ragazzi che hanno partecipato alla Casetta e al club di socializzazione per disabili medio-gravi del V Municipio hanno scritto una lettera alle istituzioni: “Sembra che tutto questo scivoli addosso ai nostri amministratori, siano essi del Governo, della Regione o del Comune, senza lasciare alcun rimorso di coscienza, ricorrendo sempre al classico gioco dello ‘scaricabarile’. Ci riempiamo la bocca con parole altosonanti: solidarietà, altruismo, agire insieme ma rimangono solo vuote parole se non vengono identificate con i fatti. Il quotidiano ci insegna che oggi siamo emarginati con le nostre preoccupazioni, con le ansie che, volenti o nolenti, trasmettiamo ai nostri figli e a forza di dire ‘tutto andrà bene’, forse, ci crediamo di meno in quanto ci sentiamo sempre più soli. Ma la causa non è da addebitare solo al Covid 19. Cosa speriamo? Che qualcuno si ricordi che esistiamo anche noi, genitori quasi invisibili ma unico punto di riferimento per i nostri figli che hanno il diritto di pensare che il domani sarà diverso e il presupposto per vivere meglio la disabilità abbia un nome: Casetta-Club di socializzazione”.

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