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Tor Pignattara ha un nuovo murales: il quartiere raccontato con una pagina di 'Herbarium'

Frutto del progetto ‘Space Tor Pignattara’, un bando per “15 giovani creativi under 30”, è in via dell'Acqua Bullicante 110

Il murales Herbarium, in via dell'Acqua Bullicante 110

La pagina di un erbario alta 22 metri aperta tra il traffico che scorre tra i palazzi di via dell’Acqua Bullicante e la campagna che da lì si prende la città fino a Villa De Santis. Il ritratto di un quartiere che mantiene la sua composizione multietnica anche con i colori tenui della cianotipia. Un dizionario meticcio nel quale tutti possono riconoscersi e con il quale possono capirsi. Tor Pignattara ha un nuovo murales (via dell’Acqua Bullicante 110) e si chiama ‘Herbarium’. È il frutto di ‘Space Tor Pignattara, un bando per “15 giovani creativi under 30” che hanno partecipato ad un workshop artistico con lo street artist di fama internazionale Tellas. Il progetto è promosso dall’Associazione Culturale di Roma Wunderkammern in partenariato con Melting Pro, Associazione per l’Ecomuseo Casilino ad Duas Lauros e Comitato di Quartiere Tor Pignattara. 

L'iniziativa è realizzata nell’ambito del bando “Prendi Parte! Agire e pensare creativo” ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali per promuovere l’inclusione culturale dei giovani delle aree caratterizzate da situazioni di marginalità economica e sociale. Il murales è il frutto del lavoro di 4 giornate di laboratori immersivi, cinque visite guidate, cinque momenti ideativi con artisti senior e dieci giornate di produzione. 

ù“Questo murales vuole rappresentare la pagina di un erbario”, spiegano due dei quindici artisti che hanno partecipato al progetto, Chiara Braidotti e Sofia Bonelli, intervistate nel corso dell’inaugurazione. “Il fondo blu ricrea i colori di una cianotipia, la stampa di metà ottocento che spesso veniva utilizzata per riprodurre le pagine di un erbario. Sulla lastra trattata con i prodotti chimici viene appoggiata la pianta da riprodurre, la luce del sole scurisce il fondo che diventa blu. La sagoma resta bianca. Queste piante rappresentano le cucine del quartiere”.

Un racconto al quale si è arrivati dopo una serie di giornate di lavoro. “Il 14 marzo abbiamo iniziato la fase teorica di studio del territorio, della sua composizione urbanistica fino ai suoi aspetti religiosi. Poi sono iniziate una serie di camminate esplorative, nelle quali siamo stati accompagnati da vari esperti. Infine, prima di inziare a lavorare sul muro, abbiamo partecipato a quattro giorni intensivi di workshop durante i quali abbiamo appreso le tecniche di stampa, selezionato le piante, realizzato i bozzetti”. 

Dalle camminate, spiegano ancora, “è emerso come il tratto distintivo della zona sia la profondità con cui le comunità locali di questo ambiente multiculturale siano radicate nella zona. Tor Pignattara è forse uno dei quartieri di Roma con il maggior numero ristoranti etnici frequentati dai residenti stranieri. Tellas lavora spesso con i temi di natura vegetale, così abbiamo deciso di individuare le piante tipiche di tutte le comunità del quartiere, dei vari paesi di provenienza e continenti”.

C’è il “cappero spontaneo, che abbiamo individuato nei parchi della zona. Lui è uno degli abitanti più autentici di Tor Pignattara”. C’è la Mano di Buddha, “una specie di cedro”. E ancora, “lo zenzero, il frutto della passione, i peperoncini usati nella cucina sudamericana, il coriandolo. Studiandoli, inoltre, ci siamo accorti che è difficile utilizzarli per identificare una cucina in particolare perché molti sono in comune”. 25 piante, frutti, spezie, ognuna delle quali identificata da un numero che richiama una didascalia, proprio come nelle pagine di un erbario. “Abbiamo scelto di scrivere come riferimento i nomi latini per non privilegiare nessuna lingua e allo stesso tempo fornire una guida scientifica a chi non li conosce e vuole scoprire qualcosa”. 

Una dizionario per un’esplorazione del quartiere. “Spero che diventi una fonte di comunicazione tra le varie comunità che vi abitano. Spero che passando davanti persone di origini diverse si fermino a guardarlo e si ritrovino a parlare tra loro”, spiega Bonelli. Aggiunge Braidotti: “Senza trovarci per forza un senso, è interessante vedere come l’arte possa offrire a tutti la possibilità di riconoscersi”. 

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