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Torpignattara: l’ospedale Vannini, il Comune e la compravendita “fantasma”

Un immobile del Comune potrebbe alleggerire il Vannini e renderlo più efficiente ma il rogito di vendita va avanti da anni senza conclusioni concrete. Motivo? All'apparenza solo un esempio estremo di lungaggini burocratiche

Ginevra Nozzoli 24 febbraio 2012

Tutta colpa della burocrazia? Così pare. Dalla compravendita degli spazi di via dell'Acqua Bullicante entrambi i contraenti ci guadagnano: il Comune si arricchisce e il Vannini aumenta in efficienza. Uno scambio in cui nessuno perde ma che, di fatto, è solo sulla carta, una carta che in pochi conoscono e che in pochi, a quanto sembra, sono in grado di valutare. L'Ospedale Madre Giuseppina Vannini di Torpignattara, struttura religiosa meglio conosciuta come “Le figlie di San Camillo”, è il presidio sanitario del quartiere e, a onor del vero, nella baraonda degli scandali che sta travolgendo i pronto soccorso romani, è una mosca bianca.

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L'assistenza al Vannini funziona e non manca di punti di forza. Semplicemente potrebbe migliorare, si potrebbe investire in una struttura largamente sfruttata che promette di accogliere un bacino di utenza in netta crescita e che, già da tempo, lamenta spazi stretti e pazienti sacrificati. Il punto è proprio questo:  per il Vannini i metri quadri necessari sarebbero dietro l’angolo. Anzi, per la precisione, nella palazzina accanto. E il condizionale è d’obbligo perché nonostante la soluzione esista viene misteriosamente ignorata.

LA STORIA - “Vendita all'Ospedale Vannini dell'Aula Consiliare del VI Municipio e dell’immobile sovrastante, sito in Via Acqua Bullicante 2”. E’ l’ordine del giorno della Commissione Trasparenza del Comune convocata lo scorso 31 gennaio 2012. La storia però è molto più vecchia e il Campidoglio non ha mai ceduto alla struttura ospedaliera quegli spazi, nonostante ci fossero, almeno all’apparenza, tutti gli estremi oltre che i vantaggi per portare in fondo la compravendita. Cos’è accaduto? Ci aiuta a ripercorrere gli step burocratici della vicenda il presidente del municipio Giammarco Palmieri.

Questi gli antefatti: “La passata consiliatura aveva valutato la vendita onerosa e, in seguito a tali indicazioni, nel 2005 era stata proposta una permuta immobiliare risultata a sua volta non idonea alla risoluzione dei problemi dell’ospedale”. Si è quindi tornati all’operazione di compravendita e “nel 2008 è stato richiesto il parere del Comune su vendita e prezzo”. Da lì, ci spiega il presidente “si è slittati a giugno 2010 con l’accettazione da parte dell’ospedale delle condizioni poste dal Campidoglio e dell’ importo proposto di 1.605.000 euro”. Poi un silenzio di venti mesi.

LA COMMISSIONE - “Nel corso della commissione trasparenza alla presenza della proprietà dell’Ospedale Vannini e del Dipartimento Patrimonio è emerso che solo il 13 dicembre 2011 è stata richiesta a Risorse per Roma una nuova valutazione del valore dell’immobile”. A cercare di fare luce sul mistero Vannini è l’esponente del Pd Massimiliano Valeriani, consigliere comunale e presidente della Commissione Trasparenza. Per quale motivo è stata fatta una nuova valutazione dell’immobile? “Non si è capito, nessuno ne sa niente ed è una cosa, tra l’altro, illogica - ci spiega Valeriani - dal momento che il nuovo importo stabilito dal Comune sarebbe addirittura inferiore rispetto al precedente”. Le lungaggini dunque non sembrano trovare giustificazione in un guadagno maggiore per le tasche dell’amministrazione.

E allora? E’ solo inadempienza? Nel frattempo si aspetta ancora: “Quanto tempo bisognerà attendere - continua Valeriani - per avere una nuova stima che produrrà una delibera da sottoporre all’esame, prima della commissione competente e poi dell’aula? Perché in questa città le cose normali che interessano tutti vanno a rilento mentre le cose che interessano solo qualcuno hanno corsie preferenziali?”. Come ulteriore sollecitazione il presidente della Commissione ha scritto al sindaco e all’assessore competente “per sollecitare un loro fattivo impegno affinché questa vicenda, che non ha colore politico, ma solo un esclusivo interesse sociale e pubblico, si possa concludere prima della fine della consiliatura”.

Mentre l’attesa potrebbe tranquillamente protarsi per mesi il Municipio tappa i buchi. “Abbiamo intanto affittato (la locazione, ma non la vendita, rientra nelle competenze municipali, ndr) una parte dei locali all’ospedale - ci spiega il presidente Palmieri - così da poter sopperire alle emergenze immediate”. Tipo? “il Cup (Centro Unico di Prenotazione, ndr) che era al collasso e che adesso, grazie all’affitto momentaneo, può finalmente respirare”.

Massimiliano Valeriani
Pigneto
sanità

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