Tutta colpa della burocrazia? Così pare. Dalla compravendita degli spazi di via dell'Acqua Bullicante entrambi i contraenti ci guadagnano: il Comune si arricchisce e il Vannini aumenta in efficienza. Uno scambio in cui nessuno perde ma che, di fatto, è solo sulla carta, una carta che in pochi conoscono e che in pochi, a quanto sembra, sono in grado di valutare. L'Ospedale Madre Giuseppina Vannini di Torpignattara, struttura religiosa meglio conosciuta come “Le figlie di San Camillo”, è il presidio sanitario del quartiere e, a onor del vero, nella baraonda degli scandali che sta travolgendo i pronto soccorso romani, è una mosca bianca.
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L'assistenza al Vannini funziona e non manca di punti di forza. Semplicemente potrebbe migliorare, si potrebbe investire in una struttura largamente sfruttata che promette di accogliere un bacino di utenza in netta crescita e che, già da tempo, lamenta spazi stretti e pazienti sacrificati. Il punto è proprio questo: per il Vannini i metri quadri necessari sarebbero dietro l’angolo. Anzi, per la precisione, nella palazzina accanto. E il condizionale è d’obbligo perché nonostante la soluzione esista viene misteriosamente ignorata.
LA STORIA - “Vendita all'Ospedale Vannini dell'Aula Consiliare del VI Municipio e dell’immobile sovrastante, sito in Via Acqua Bullicante 2”. E’ l’ordine del giorno della Commissione Trasparenza del Comune convocata lo scorso 31 gennaio 2012. La storia però è molto più vecchia e il Campidoglio non ha mai ceduto alla struttura ospedaliera quegli spazi, nonostante ci fossero, almeno all’apparenza, tutti gli estremi oltre che i vantaggi per portare in fondo la compravendita. Cos’è accaduto? Ci aiuta a ripercorrere gli step burocratici della vicenda il presidente del municipio Giammarco Palmieri.
Questi gli antefatti: “La passata consiliatura aveva valutato la vendita onerosa e, in seguito a tali indicazioni, nel 2005 era stata proposta una permuta immobiliare risultata a sua volta non idonea alla risoluzione dei problemi dell’ospedale”. Si è quindi tornati all’operazione di compravendita e “nel 2008 è stato richiesto il parere del Comune su vendita e prezzo”. Da lì, ci spiega il presidente “si è slittati a giugno 2010 con l’accettazione da parte dell’ospedale delle condizioni poste dal Campidoglio e dell’ importo proposto di 1.605.000 euro”. Poi un silenzio di venti mesi.
LA COMMISSIONE - “Nel corso della commissione trasparenza alla presenza della proprietà dell’Ospedale Vannini e del Dipartimento Patrimonio è emerso che solo il 13 dicembre 2011 è stata richiesta a Risorse per Roma una nuova valutazione del valore dell’immobile”. A cercare di fare luce sul mistero Vannini è l’esponente del Pd Massimiliano Valeriani, consigliere comunale e presidente della Commissione Trasparenza. Per quale motivo è stata fatta una nuova valutazione dell’immobile? “Non si è capito, nessuno ne sa niente ed è una cosa, tra l’altro, illogica - ci spiega Valeriani - dal momento che il nuovo importo stabilito dal Comune sarebbe addirittura inferiore rispetto al precedente”. Le lungaggini dunque non sembrano trovare giustificazione in un guadagno maggiore per le tasche dell’amministrazione.
E allora? E’ solo inadempienza? Nel frattempo si aspetta ancora: “Quanto tempo bisognerà attendere - continua Valeriani - per avere una nuova stima che produrrà una delibera da sottoporre all’esame, prima della commissione competente e poi dell’aula? Perché in questa città le cose normali che interessano tutti vanno a rilento mentre le cose che interessano solo qualcuno hanno corsie preferenziali?”. Come ulteriore sollecitazione il presidente della Commissione ha scritto al sindaco e all’assessore competente “per sollecitare un loro fattivo impegno affinché questa vicenda, che non ha colore politico, ma solo un esclusivo interesse sociale e pubblico, si possa concludere prima della fine della consiliatura”.
Mentre l’attesa potrebbe tranquillamente protarsi per mesi il Municipio tappa i buchi. “Abbiamo intanto affittato (la locazione, ma non la vendita, rientra nelle competenze municipali, ndr) una parte dei locali all’ospedale - ci spiega il presidente Palmieri - così da poter sopperire alle emergenze immediate”. Tipo? “il Cup (Centro Unico di Prenotazione, ndr) che era al collasso e che adesso, grazie all’affitto momentaneo, può finalmente respirare”.



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