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Torpignattara, sigilli al centro islamico. La replica: "Una provocazione a pochi giorni dal Ramadan"

Parla Batchu, presidente dell’associazione Dhuumcatu

“Una provocazione avvenuta a pochi giorni dall’inizio del Ramadan”. Non nasconde la sua rabbia Siddique Nure Alam, meglio conosciuto come Batchu, presidente dell’associazione Dhuumcatu, a pochi giorni dal sequestro del Centro Culturale Islamico Masjeed-e-Rome di via Gabrio Serbelloni, a Torpignattara. L’intervento è stato messo in campo lo scorso 29 aprile da parte dell’unità di sicurezza pubblica emergenziale e del personale del Reparto operativo di coordinamento e supporto del comando generale della Polizia Locale, che nel corso di un sopralluogo, scattato in seguito ad una serie di esposti avanzati nei giorni precedenti, hanno registrato una serie di irregolarità amministrative e penali. Fino a tarda notte, quella tra il 28 aprile e il 29, molti dei fedeli del luogo di culto romano hanno festeggiato a piazza Vittorio. Il 5 maggio, ieri, è invece iniziato uno dei periodi più importanti per i musulmani, il Ramadan. 

“Di fronte alle irregolarità urbanistiche avrebbero potuto avanzare una diffida, chiedendoci di mettere in regola i locali”, continua Batchu. “È già accaduto ad aprile con i vigili del fuoco: abbiamo contattato dei tecnici e sanato le irregolarità che ci erano state avanzate. Inoltre sono stati sollevati problemi all’interno di locali cantina che sono già stati sequestrati e dove noi non possiamo entrare.  

Mettere i sigilli a un luogo di culto senza consultare prima il municipio ci è sembrata una provocazione e un sintomo di disinteresse nei confronti della nostra religione. Ancora oggi (6 maggio, ndr), a distanza di ben oltre 48 ore dal sequestro, non sappiamo se il giudice l’ha convalidato o meno”. Tra le irregolarità riscontrate, “anche l’assenza di un’autorizzazione per pubblico spettacolo”, fa sapere ancora il presidente dell’associazione che raccoglie molti migranti che vivono a Roma, in particolare bengalesi. “Questo rilevo è stato avanzato in merito al palcoscenico da cui parla l’Imam. Ma se sono attività che fanno parte della nostra religione, come si fa a chiedere l’autorizzazione per il pubblico spettacolo? Una vera assurdità”. 

A far scattare i sigilli anche la presenza di alcuni minori che dormivano all’interno. “Di quale reato stiamo parlando? Non abbiamo messo i locali del centro culturale in affitto, non abbiamo preso nessun soldo. Semplicemente la festa della sera prima a piazza Vittorio si è protratta fino a notte fonda e alcuni genitori hanno portato un gruppo di ragazzi a dormire insieme lì al centro. Si tratta di un servizio per la comunità, non di un’attività commerciale”, continua il presidente di Dhuumcatu. “Ripeto, consideriamo questo sequestro una provocazione in un momento delicato, anche per la situazione internazionale. Il tutto, di fronte al menefreghismo dell’amministrazione che sta governando questa città”.

Ora le persone che frequentavano il centro di via Gabrio Serbelloni, “sono state spostate nel vicino luogo di culto di via Capua, a poche centinaia di metri da lì. Ma la situazione va risolta perché altrimenti sorgeranno problemi di convivenza anche lì”. I fedeli del centro culturale, insieme all’associazione Dhuumcatu, sono decisi a fare sentire la propria protesta. “Abbiamo chiesto alle autorità competenti di poter organizzare delle preghiere in diversi luoghi della città: il primo appuntamento è proprio nel V municipio, per il 10 maggio alle 14 a largo Preneste. Il 17 maggio vorremmo replicare a piazza Vittorio, il 24 in piazza Madonna di Loreto, adiacente e piazza Venezia e infine il 31 siamo pronti ad andare in Campidoglio. Attendiamo l’autorizzazione. Nel frattempo, resta il fatto che chiudere un luogo di culto islamico a pochi giorni dal Ramadan, e senza alcun avvertimento, è una provocazione”. 

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