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Un 'carro bestiame' nel cuore della città: quale futuro per la Roma-Giardinetti?

Da tempo si parla di sostituire il trenino Laziali con una linea tramviaria, ma il progetto è stato rimandato a data da destinarsi (se ne riparlerà, forse, una volta ultimati i lavori della metro C). Intanto la linea continua a servire migliaia di persone malgrado le vetture fatiscenti e in barba alle norme di sicurezza

Teoricamente è una linea metro-tranviaria: in buona sostanza si tratta di un treno a tutti gli effetti, seppure a scartamento ridotto, o meglio a scartamento ridotto italiano (lo scartamento è la distanza che separa i lembi interni delle due rotaie). Italiano in quanto la misura tra le rotaie, che varia da paese a paese, misura 950 mm come in altri parti della penisola e nelle ex colonie italiane.

Italiano sopratutto perché rispetto ad altri mezzi di trasporto altrettanto pesanti, gode (si fa per dire) di notevoli esenzioni in termini di misure di sicurezza: linee gialle spesso invisibili, segnaletica verticale a dir poco carente, per non dire dell’assenza, in alcuni punti, di semafori che regolino l’attraversamento dei binari. E sul fronte del decoro e dell’efficienza le cose non vanno affatto meglio.

Stiamo parlando del treno Roma-Giardinetti, meglio noto come trenino Laziali, linea ferroviaria regionale (ma gestita da Atac) che lega il centro della Capitale alla zona Torrenova tagliando tutta Roma Est. Porta Maggiore, Torpignattara, Centocelle, Alessandrino, Torre Spaccata e Torre Maura: 9 chilometri e rotti di tragitto tra archi di età imperiale e quartieri con una densità abitativa pari ad Honk Kong. Il trenino insomma ha una sua indubbia utilità (è infatti spesso sovraffollato) che si accompagna ad un’altrettanto innegabile perniciosità.

Eppure, anche rispetto agli evanescenti discorsi d’intenti sulla mobilità romana, questo fondamentale mezzo di trasporto occupa una posizione marginale. Di più: non se ne parla proprio, se non per rimarcare genericamente l’opportunità di sostituirlo, in futuro, con un mezzo più leggero, o magari mandarlo in pensione del tutto una volta attiva la metro C. Ma la Roma-Giardinetti di qualche miglioria avrebbe bisogno da subito, a cominciare dalla questione non secondaria della sicurezza.

Tanti, troppi, gli incidenti avvenuti su una linea forse troppo pesante per attraversare incroci iper congestionati come quelli di via di Tor Pignattara e piazza di Porta Maggiore, e troppe le insidie per i pedoni che potrebbero pagare cara anche la più piccola distrazione. Se restiamo sotto le mura aureliane per gli utenti dei mezzi pubblici è infatti (cattiva) routine la corsa trafelata in direzione dello scalo San Lorenzo per salire sui tram 3 o 19, direzione Parioli. Il tutto attraversando i binari previa una rapidissima occhiata.

E se qui si può obiettare che anche gli utenti ci mettono del loro, non altrettanto si può dire nel caso di tre attraversamenti pedonali di via Casilina, all’altezza di via del Mandrione. Come si vede dalle immagini la distanza tra il fatiscente parapetto che delimita i binari e le rotaie è nell’ordine di centimetri, il marciapiede non esiste e le linee gialle sono appena visibili.

In questo punto il treno sbuca a velocità piuttosto sostenuta da una curva a gomito e se pensiamo che le rotaie non sono quelle di un tram (attraversare con un passeggino, ad esempio, sarebbe molto difficoltoso) abbiamo un’idea della pericolosità di questi passaggi pedonali, dove peraltro solo pochi mesi fa è stato investito un uomo. Lungo tutte le altre fermate della tratta poi, le banchine a norma sono poche e gli utenti si ritrovani ammassati su un minuscolo marciapiede che divide i due binari.  

Altro capitolo riguarda invece la condizione dei viaggiatori: mezzi vecchi, sporchi e privi di aria condizionata. Gradini d'accesso troppo alti e senza pedane per i disabili. E poi ci sono i disagi per i frequenti ritardi e le interruzioni del servizio dovuti all’età antidiluviana dei convogli, al punto che nelle ore calde banchine si affollano e il trenino si trasforma in un vero e proprio ‘carro bestiame’.

Stupirà che a fronte di una situazione così critica i politici capitolini si siano ricordati dell’esistenza della linea solo per contestare l’installazione da parte di Atac di tornelli anti portoghese nella stazione Giardinetti, Centocelle e Giolitti, lamentando l’eventualità che gli utenti arrivino "ad attraversare pericolosamente i binari pur di by-passare i tornelli".

Quale destino dunque per la Roma-Giardinetti? L'ipotesi più ventilata è che il treno venga soppiantato da un tram: ne ha parlato, ad esempio, l'ex assessore comunale alla Mobilità della giunta Alemanno, Sergio Marchi (era il 2011 e si ipotizzava una data di inizio lavori nel 2013), ne parla di tanto in tanto qualche consigliere municipale. In occasione della riconferma di Palmieri a mini sindaco lo ha ribadito, a mo’ di consiglio, anche Enzo Puro, ex presidente del VI municipio. Ma insomma nessun progetto serio è sul tavolo: se ne riparlerà solo quando sarà finalmente attiva la metro C. I viaggiatori, intanto, aspettano.

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Commenti (3)

  • il declassamento da ferrovia a tranvia costituirebbe la panacea per la soluzione di una miriade di problemi, che vanno dalla eliminazione dei chilometri di guar-rail che fanno scempio lungo tutto il tragitto dei quartieri che la linea attraversa...consentirebbe l'utilizzo dei moderni Jumbo Tram e attraverso banchine realizzate ad hoc, l'installazione di tornelli e l'utilizzo di personale al fine di evitare la mole di " portoghesi " oggi elevatissima (ad Istambul-Turchia la moderna linea tranviaria ha tornelli e personale) inoltre la sede attuale potrebbe essere pavimentata ed utilizzata anche da mezzi pubblici, taxi e mezzi di soccorso...con benefici eccellenti anche per il traffico privato...si agevolerebbe inoltre l'attraversamento pedonale della via Casilina. Il neosindaco Marino accelleri la realizzazione del progetto se veramente si vogliono ripensare le periferie !!!

  • Questa linea ha molti disagi sia in sicurezza che il rispetto dell'orario di viaggio spesso bucato da chissà quale motivazione dei macchinisti, una cosa allucinante e che su 50 vetture (anche meno), ci sono solo 5 o 6 vetture a ETR (elettro treno) le altre sono anni 20 o anni 70 non si capisce alle volte come fanno ancora a camminare, speriamo in una risoluzione veloce del problema visto che questa linea e' molto usata!!

  • Detto anche il trenino della speranza.......

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