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Porta Maggiore, tram fermi e scene di panico: "Abbiamo toccato il fondo"

Navette prese d'assalto, ritardi biblici e una "disorganizzazione indecente": la limitazione dei tram a Porta Maggiore sta causando proteste e malumori tra gli utenti del Tpl. La testimonianza di un nostro lettore

Bus stipati all’inverosimile, ritardi biblici nelle partenze e la solita, cronica, mancanza di informazioni e di riguardo nei confronti degli utenti. La limitazione dei tram 5 e 14 a Porta Maggiore, causa lavori allo scambio dei binari, sta portando all’esasperazione quei cittadini che per raggiungere il centro sono costretti a servirsi dei mezzi pubblici. Marco, un nostro lettore, ci racconta il calvario dei pendolari romani. 

"Passando almeno due volte al giorno di lì, ho assistito a delle scene di panico e disorganizzazione ai limiti della decenza. I tram arrivano dalla Prenestina alla fermata di Porta Maggiore, lì si fa un giro allucinante tra le recinzioni dei lavori per andare a prendere le navette, autobus che continuano il percorso verso la stazione Termini. Ieri alle 18,30 le navette strapiene scaricano centinaia di persone che prendono d’assalto i tram pronti sui binari….aspetto incastrato su un tram che riparta ma dopo cinque minuti gira la voce che non partirà per mancanza di corrente". 

"Nessun autista o operatore Atac si avvicina a dare notizie. Scendo con difficoltà e raggiungo le navette ferme dove scopro che alcune di loro partono al posto dei tram fermi per mancanza di elettricità. Alla mia domanda al ‘direttore dei lavori’: «Ma li avete avvisati quei poveracci incastrati nei tram che partono invece le navette?» «Aò non ce se metta pure lei, mo’ ce manno qualcuno». Ho proseguito a piedi per far scendere il nervosismo cercando di non prendere a calci qualcuno".
 

Disagi e ritardi biblici rischiano di costare caro a più di un pendolare. "Questa mattina stessa storia - prosegue Marco -; mi ha fatto pena una giovane ragazza che piangeva perché, nonostante fosse uscita due ore prima, aveva fatto tardi e il principale l’avrebbe licenziata dal suo bel lavoro precario e al nero di commessa. Una signora che la consolava gli ha indicato il gabbiotto dell’Atac per chiedergli la ‘giustificazione…scritta’. Lì ho capito che abbiamo toccato il fondo. Per comunicare il disagio sarebbe bastato un avviso sui giornali, oppure dei cartelli messi almeno una settimana prima, un volantino attaccato nei tram, due hostess ad informare le persone, i piccioni viaggiatori…".  

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