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VIDEO | Dallo sgombero alla vita in tenda, la comunità senegalese del Pigneto resiste. Ricorso contro il sequestro

Vivono in strada da quando lo scorso 19 febbraio sono stati sgomberati dalla loro abitazione. Presentato il ricorso contro il sequestro preventivo dell’immobile

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Sono bastati pochi attimi. Il blitz della guardia di finanza, l’obbligo di lasciare la loro casa. Giusto il tempo per raccogliere poche cose, per poi restare davanti a quel cancello: "Immobile sottoposto a sequestro preventivo".

La comunità senegalese del Pigneto, che nell’immobile di via Fanfulla da Lodi ci vive da circa 30 anni, ora è costretta a vivere in due tende in mezzo alla strada dallo scorso 19 febbraio. Ma non sono soli. Comitato di quartiere, realtà sociali e abitanti di zona stanno dando loro il supporto necessario: coperte, pasti caldi, acqua. Addirittura la possibilità di farsi una doccia nelle loro case. Ma non solo, perché l’associazione Progetto diritti lo scorso 28 febbraio ha formalizzato e presentato un ricorso al sequestro dell’immobile: “Ci sono due questioni principali che hanno spinto gli avvocati ad avviare questa azione - spiega Enzo De Martino del comitato di quartiere Pigneto-Prenestino -, la prima risiede nel fatto che qui ci sono tre appartamenti distinti ma lo sgombero è avvenuto per tutti indistintamente, la seconda è che le perquisizioni a cui fa riferimento la guarda di finanza sono state eseguite molto tempo fa e riguardano quattro persone che non sono residenti, ma si trovavano qui occasionalmente”. Con l’accusa di smerciare e produrre capi contraffatti. “Il giorno del sequestro non hanno trovato nulla del genere - continua De Martino - motivo in più per ritenere che chi vive qui stabilmente come residente non ha nulla a che fare con quel genere di attività. Hanno tutti lavori regolari, chi si occupa di vendita lo fa solo di oggetti artigianali”.

Fathi e Alì sono visibilmente stanchi in volto. Sono quelli che con più convinzione provano a non lasciare mai il presidio, mentre i più anziani hanno trovato riparo nelle strutture comunali allestiste per l'emergenza freddo: “Vivo qui da sei anni, dieci in questo quartiere - racconta Fathi, 50enne del Senegal -. Questa è la nostra casa, paghiamo l’affitto, l’ultimo lo scorso 25 gennaio, non possiamo accettare di andare via così”. “Nemmeno gli animali vengono trattati in questo modo - dice Alì, 38 anni -. Per fortuna molte persone di zona ci stanno dando una mano”. Non manca un saluto da chi al mattino esce per portare i figli a scuola o per andare al lavoro: "Ciao ragazzi come state?". Una situazione che non lascia indifferente i residente di questa via: "Sono delle brave persone, li conosco da anni - dice l'abitante di una palazzzina proprio di fronte a loro -, i delinquenti non li prendono mai di petto". Mentre si attende l'esito del ricorso, con il quale sperano di poter tornare a casa.

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Commenti (11)

  • Le case prima agli italiani

    • Genio!

  • Fuori tutti..

    • Pure te...

      • Pure te zecca

        • Mezzo uomo...

  • C entri sociali, le zecche del comitato di quartiere e i residenti tutti solidali... ma nessuno che gli ospiti a casa. Facile oKkuPaRe qua do si tratta di proprietà di altri...

    • Mi piace quello che dici ma soprattutto come lo scrivi, la classe si vede subito.

  • Concordo con lo scritto di Stefano.

  • È da elogiare la solidarietà e la disponibilità del quartiere, ma non è giusto che rimangano in tenda. Si faccia un accordo serio che rimetta loro a disposizione l'abitazione che utilizzavano pacificamente per vivere e ripararsi. Lasciarli per strada dopo aver pagato alla ex-proprietaria un affitto fantasma non è regolare la questione.

    • Mi spieghi perche' se hanno disponibilita' economica per pagare un affitto da 600 euro non vanno in regola da un' altra parte?

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